Il tempio di Venere a Pantelleria

Sull'isola di Pantelleria si sono susseguiti nei secoli numerosi popoli, i quali hanno lasciato le numerose tracce che rendono l'isola un perfetto sito per il turismo archeologico.

La popolazione originaria di Pantelleria furono i Sesioti, popolo di origine ibero-ligure, che si insediò a Pantelleria a scopo commerciale in quanto l'isola essendo vulcanica aveva grandi quantità di ossidiana, pietra veniva ricercata in tutto il Mediterraneo per farne arnesi da taglio.

In seguito furono i fenici a fondarvi una colonia, Cossyra, i cui resti archeologici si trovano sulle colline di San Marco e Santa Teresa nell'immediato retroterra dell'attuale capoluogo. Successivamente, i Romani diedero un forte impulso all'economia dell'isola come dimostrano i numerosi insediamenti sparsi nel suo territorio. Da allora si susseguirono Bizantini, Normanni e Arabi.

Tutti i popoli che sono passati da Pantelleria hanno lasciato le loro tracce indelebili sull'isola, che quindi è ricca di siti di interesse archeologico. Un sito particolarmente interessante da vedere è il grande santuario del periodo romano trovato nel sito archeologico del Lago di Venere, nella parte nord dell'isola.

Il tempio è costituito da una struttura porticata di notevole consistenza e da una gradinata di accesso al santuario rupestre ancora da scavare. Esso sorge sulle fondamenta di una precedente costruzione punica, utilizzando di questa alcuni elementi architettonici.

Pare che tale costruzione fosse dedicata anticamente alla dea punica Tanit.

Chi erano i punici?

Poeni è il nome che davano i romani ai Cartaginesi e deriva direttamente dal termine greco "Phoinikes", che i greci usavano per chiamare i fenici del Libano e quelli in Tunisia, Sicilia e Sardegna. E' importante quindi fare un chiarimento per comprendere la differenza che passa tra i termini fenicio e punico:

- fenicio è tutto ciò che proviene dalla Fenicia (Libano, Israele);
- punico ha la stessa origine culturale fenicia ma proviene esclusivamente da Cartagine.

Il culto della dea Tanit

Per i punici, Tanit era dea della fertilità, dell'amore e del piacere, associata alla buona fortuna, alla Luna e alle messi.

Il culto di Tanit nella Cartagine preromana è documentato da una gran quantità di stele votive puniche, ritrovate nel sito dell'antica Cartagine: in esse sono di frequente raffigurati il disco e la falce lunare, oltre al cosiddetto "simbolo di Tanit", di assai discusso significato, in cui sono combinati un triangolo equilatero, una linea orizzontale e un disco, in modo da rendere approssimativamente una rozza figura umana.

La Grande Madre Tanit tra i suoi appellativi divini era anche chiamata Mirionima, ovvero "dai 10.000 nomi". Appellativo passato alla Iuno Caelestis, che altri non è che Tanit stessa nella forma romana. Infatti anche nella stessa Roma le venne consacrato un tempio.

L'epiteto di Caelestis si trova dato associato anche ad altre divinità, come a Giunone, Venere, Diana e Fortuna. Appare chiaro quindi il motivo che portò i romani a convertire l'antico tempio di Tanit per poterlo utilizzare loro stessi.

La conversione dell'antico tempio

Il tempio della dea Tanit a Pantelleria fu quindi dedicato a una importante dea romana: Venere, da cui prende l'attuale nome.

Venere era una delle maggiori dee romane, principalmente associata all'amore, alla bellezza e alla fertilità, l'equivalente della dea greca Afrodite.

Nel territorio del Sacro Romano Impero vennero eretti numerosi templi in onore della dea Venere, e talvolta, come spesso capitava presso i popoli antichi, vennero convertiti templi preesistenti di altre divinità consacrandoli al suo nome. Questo è ciò che accadde anche al santuario di Pantelleria.

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