L'ecocatastrofe naturale di Krakatoa

Non esistono solamente le catastrofi ecologiche causate dall'uomo, alcuni disastri possono essere causati dalla natura stessa. Ma la vita sa sempre come prendere il sopravvento.

Nello stretto della Sonda, fra Giava e Sumatra, spunta un isoletta di circa 10 kmq di superficie; il suo punto più elevato raggiunge gli 813 m. sul livello del mare. Queste sono oggi le misure dell'isola di Krakatoa, molto diverse, tranne la posizione, da quelle che la caratterizzavano prima che una mattina dell'estate del 1883 l'omonimo vulcano polverizzasse, in una immane esplosione, 10.000 metri cubi di roccia.

Dopo che la polvere fu diradata dal vento e la lava si fu raffreddata, dal mare sporgeva solo un picco calcinato, ricoperto di pomice e di cenere. Ogni traccia della fiorente vita tropicale era scomparsa: l'isola era stata del tutto sterilizzata. Ma la diffusione della vita non conosce ostacoli; solo cinquant'anni più tardi, una densa foresta, sia pure relativamente bassa, ricopriva l'isola, ospitando anche abbondante varietà di specie animali.

L'avvenimento fornì ai biologi un ottimo oggetto di osservazione, un laboratorio naturale sul quale studiare come la vita si distribuisca anche nelle zone più inospitali. Durante una spedizione a nove mesi dall'esplosione, sull'isola fu osservato un solo essere vivente: un solitario ragno, intento a tessere una tela per catturare prede ancora inesistenti.

Ma già dopo tre anni si potevano contare undici specie di felci e quindici di piante da fiore. All'inizio, arrivarono trasportate dal vento alghe unicellulari a formare la base vivente sulla quale poterono svilupparsi muschi e felci, ma anche i leggeri semi di "Wedelia" ed "Emilia": sul grigiore della cenere cominciarono a comparire le macchie di colore dei fiori, in dieci anni tutta l'isola era ricoperta di verde.

Sulla spiaggia misero radici i semi di "Calophyllum", giunti galleggiando sul mare, e trasportati da detriti si insediarono la "Tournefortia" e la "Ipomea". Sempre attraverso i semi trasportati dal vento, nel 1896 si poteva osservare una buona vegetazione di canne da zucchero e persino quattro specie di orchidea. Probabilmente con la marea arrivarono anche i semi di piante tropicali come la "Barringtonia" e la "Casuarina", ed anche la noce di cocco.

A parte il ragno solitario del 1884, i primi visitatori dell'isola furono probabilmente insetti ed uccelli, ed altri in seguito poterono insediarsi man mano che si sviluppava la flora a cui erano associati. Venticinque anni dopo l'esplosione si contavano 263 specie animali, soprattutto insetti, ma anche sedici specie di uccelli e di rettili, e quattro specie di lumache terrestri.

Il pitone giunse certamente a nuoto, il geco e lo scinco su detriti galleggianti, da adulti o allo stato di uovo. Agli uccelli si deve la diffusione degli animaletti che abitualmente si attaccano alle loro piume e, attraverso il contenuto intestinale, di numerose piante, tra cui il fico.

La relativa vicinanza con regioni dove la vita fluisce rigogliosa, ha permesso il rifiorire dell'isola di Krakatoa in un tempo relativamente breve; in condizioni diverse, sarebbero stati necessari numerosi secoli per ottenere lo stesso risultato.

Quello che salta all'occhio nella vicenda dell'isola Krakatoa, comunque, è l'interazione fra esseri viventi e ambiente, per il ripristino e lo sviluppo della vita.

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